Quando abbiamo letto la notizia del fermo nazionale dei TIR, la prima cosa che abbiamo fatto è stata capire quanto fosse reale il rischio per i nostri servizi di trasporto e fornitura. Uno stop di sei giorni al trasporto merci su gomma (ben 144 ore di fermo) non è una notizia solo di settore ma riguarda ogni azienda che spedisce, riceve o distribuisce qualcosa in Italia e all’estero. In questo articolo riportiamo quello che abbiamo scoperto e come prepararsi al meglio in vista dello stop.

Cosa sta succedendo, il motivo di questo sciopero

TrasportoUnito ha proclamato uno sciopero nazionale dell’autotrasporto dalle 00:00 del 20 aprile alle 24:00 del 25 aprile 2026, per complessive 144 ore di fermo dei mezzi pesanti. Accanto al fermo dei TIR, Unatras ha annunciato assemblee permanenti e presidi in circa 100 città italiane, con l’obiettivo di coinvolgere direttamente gli operatori del settore e valutare ulteriori iniziative (Fonte: Sicurauto).

La situazione è in evoluzione: la Commissione di Garanzia sugli scioperi ha chiesto a TrasportoUnito di revocare il fermo o di riformularlo nel rispetto della normativa vigente, contestando la violazione del preavviso minimo e del principio di rarefazione oggettiva (Fonte: Fanpage).

Ma attenzione: TrasportoUnito ha replicato sostenendo che il fermo non sia qualificabile come sciopero in senso tecnico, bensì come sospensione dell’attività imprenditoriale da parte di operatori economici autonomi, e che quindi non ricada nell’ambito della legge sugli scioperi nei servizi essenziali. In altre parole: la protesta, al momento, è confermata.

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Come si arrivati a questo punto

Non è una decisione presa a cuor leggero. Chi conosce il settore sa che i camionisti non si stoppano volentieri: ogni giorno fermo è un giorno senza fatturato. Il prezzo del gasolio ha superato stabilmente i 2,05 euro al litro sulla rete ordinaria, con picchi oltre i 2,11 euro in autostrada. Numeri che, secondo le associazioni, rendono impossibile mantenere l’equilibrio economico delle attività.

Le associazioni di categoria giudicano le misure del Ministero delle Infrastrutture come insufficienti. Il settore chiede interventi strutturali, come il gasolio professionale protetto dalle oscillazioni di mercato, anziché bonus temporanei con complessa burocrazia e tempi di recupero della liquidità troppo lunghi.

A questo si aggiunge la posizione dei committenti: gli operatori del settore denunciano di non essere disponibili a sopportare una committenza che non solo non riconosce gli incrementi dovuti, ma in alcuni casi chiede addirittura sconti sui servizi di autotrasporto.

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Cosa potrà succedere dal 20 aprile

Uno stop di cinque giorni del trasporto merci potrebbe avere effetti significativi sulla catena di approvvigionamento: i primi segnali potrebbero riguardare ritardi nelle consegne, difficoltà per la logistica e possibili ripercussioni su supermercati e distribuzione. Nel medio periodo, le conseguenze potrebbero riflettersi anche sui prezzi finali.

Le aree più a rischio sono quelle già sotto pressione logistica: la Sicilia, dove è previsto un fermo regionale separato dal 14 al 18 aprile indetto dal Comitato Trasporto Siciliano, si troverebbe con due fermi consecutivi in meno di una settimana.

Chi è del settore è chiamato a monitorare l’evoluzione della situazione giorno per giorno. Le variabili in gioco sono ancora molte: se il Governo interverrà con misure concrete prima del 20 aprile, il fermo potrebbe essere revocato. Se invece non arriveranno risposte, il blocco avrà effetti reali sulla logistica nazionale.

Quello che possiamo fare adesso è pianificare con anticipo:

1. Anticipate le spedizioni urgenti dove possibile, entro il 19 aprile.
2. Verificate le scorte per i prodotti con rifornimento programmato nella settimana 20–25 aprile.
3. Tenete i contatti aperti con i vostri referenti logistici: la comunicazione in tempo reale sarà determinante in quella settimana.

Al momento, dunque, non ci resta che rimanere aggiornati sulla revoca o sulla conferma dello sciopero e agire di conseguenza.

Fonti: TrasportoEuropa, ANSA, Fanpage, Commissione di Garanzia sugli Scioperi — aggiornato al 5 aprile 2026